Desideria IllustrAttrice

 

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Desideria Guicciardini- Nicola Cinquetti,  Iliade – Lapis -Rm- 2015 EAN 9788878743878

L’arte arriva quando e dove meno te l’aspetti, nell’incidente, nell’inciampo. Ecco che a ben vedere – il guardare è strumento senza il quale il vedere sarebbe pretestuoso quanto e soprattuto più del contrario – l’arte è nebbia e vi si presentifica, ammesso che tutti questi termini imparaticci del Heideggere sieno utili a far intendere l’inteso. L’arte non si vede, come la nebbia di Totò e Peppino nella Malafemmena, Che ha detto Mezzacapa che a Milano c’è una nebbia che non si vede e allora la nebbia c’è e non si vede. L’arte è la Morte ed è il suo segno distintivo, ciò che ognuno di noi morti in contumacia, mia non è la definizione ma di Proust, dovrebbe carpire, il segnale, cucù cucù che l’opera, musicale o visiva ci manda… (ne vedremo delle belle se mai a proposito proprio di musica, forse, chi lo sa)… segnale a definire i confini, la misura dell’esistere and ohimoi… la foresta di Birnam si muove… Verdi Macbeth, Shakespeare (I look’d towards Birnam, and anon, methought, The wood began to move, Macbeth V/V) e di nuovo Heideggere si affacciano a una finestrina del loro cielo ma sono cose che sa bene il mio amico Biuso e non voglio apparire colui che ha mangiato la merda del mago, diciamo solo una snasàta ed è già molto perché v’han cose che fatico a carpire e non ci posso far niente; ma snasare può essere terapeutico; come in un pascolo, l’odor di letame. Quando non sia lettieratura, la letteratura ha non dico il difetto, anzi il contrario, ha il pregio di essere, di influire con logica e ratio alla comprensione di sé medesima; ma in my opinion svia, se non ci si attiene con rigore ai suoi significanti; a’ suoi non lo so;  è lì che si spalancano abissi o porte del cielo, a seconda; Emily Dickinson è tutto un non c’è, forse non c’era, non c’è mai stata nemmeno lei di persona personalmente; ma quanta arte per rivelarlo. La pittura, che a me infante di persona personalmente mi catturò subito, ore a guardare le illustrazioni dei miei librini bimbini ore perdute specie nella mia enciclopedia Garzanti per bambocci Il mio amico che tuttora, intatta e leggibile, staziona nella mia libreria, ore a guardare le illustrazioni, ore, a lasciarsene carpire. (Ricordo pure che da bambino adoravo le domeniche dall’amico dei miei pittore siciliano Vella…ecchillo conosce, uno sfortunato di gran talento a mio avviso, benché essere siciliani o comunque nati in qualche altrove in altro tempo  è un vantaggio d’avvio… un astrattista fronte ai quadri del quale restavo del tutto incantato; e un suo quadro pende a una parete di casa mia e interroga chi lo guarda, astratto, ah la meraviglia del tratto e del colore; allora, a sentire gli eh e i bè degli adulti… un fastidio… come osservare tra i pesci la cannetta carogna del sub con fiocina… concludevo che erano se non stupidi, piuttosto opachi.) Ed è evidente che a Figueres, fronte a Dalì o vai lì per lasciarti afferrare dalle immagini, come piovre che si attorcigliano al braccio, o segui il bedecckere e dovrebbero arrestarti subito, megghiu, ucciderti senza pietà; o tenere a bagno penale di privazione significale, rieducazione ad essere còlti, come da Omèri. Ora osservando da tempo i segni della mia amica e illustratrice di alcuni miei lavori, Desideria Guicciardini ecco mi pare che chi, lei stessa, la illustri come illustratrice per bambini si stia sviando da sé; a mio indiscutibile… ipso dixo… parere ella infatti non è adulto che illustra per bambini, anzi nemmeno illustra, non illustra un piffero, restituisce l’opera, l’Iliade, al suo mare… Ilustrattrice. Nel caso delle sciocchezze intese per l’infanzia – mi sono preso la briga di guardarle talvolta, soltanto, ché leggerle sarebbe offesa ad Andersen e Capuana, quando trattasi di guadagno per l’editore, e vabbè, ed epitome di scempiaggine da parte di scrivitori di operucce demoralizzanti. Ad esse tuttavia il segno di D.G. trova per contro, e per conto suo, lo stile e un dire. Questa è arte. Questo è  la morte accanto che, lo scrisse Céline, è la verità… anzi, La vérité c’est une agonie qui n’en finit pas. la vérité de ce monde c’est la mort (a memoria da Voyage au bout de la nuit). Certo esistono e ne ho visti di esempi di altri illustratori, che brutta parola, e di valore, ma qui interessa questa Guicciardini che ritengo guarda caso, iconica. E perché… perché indringhetendrà miezz’o mare ‘na barca ci sta… perché i suoi maggiori, per dirla all’antica, i suoi referenti sono soprattutto i Pieri delle Francesche. I Paoli Uccelli. Non la bambanaggine… ché D.G. è la bambina che non è più ma che scocca frecce a quell’adulto che acconsenta ad essere come da un Goya o chicchessia colpito a… morte. Tutto qui. Chi ha orecchie per intendere…(F.Nietzsche)

Per chiudere questo discorso… si capisce ha pertinenza coi tempi in cui viviamo, d’attesa, come prima dell’aria nell’opera… per chiudere trascrivo qui un frustolo  di  Fernando Pessoa da Il mondo che non vedo (Bur 2015 – postfazione di José Saramago. Traduzione di Piero Ceccucci e Orietta Abbati.)

Na sombra e no frio 

Na sombra e no frio da noite os meus sonhos jazem.

Um frio maior cresce do abysmo, e decresce.

Toca-me o coração de dentro e Mão que conhece.

As estrellas sobem. Por cima de mim se desfazem.

Ah de que serve o sonho? O que acontece

Não é o que nós queremos, mas o que os Deuses fazem.

 

O silencio oscilla. Na inercia da hora paira

Um murmurio ancioso de sombra.

 

A minha vontade é um acto alheio, um gesto visivel

A olhos para quem o mundo é o que nós não vemos.

 

De que braço é todo o meu ser um só gesto abstracto

Que movimentos no ar são as minhas acções queridas?

Falta ao meu senso de mim um ajuste e um tacto.

 

Jaz no chão com meus sonhos a cinza de todas as vidas.

10 febbraio 1917

 

All’ombra e al freddo della notte i miei sogni giacciono.

Un freddo maggiore cresce dall’abisso e decresce.

Mi tocca il profondo del cuore la mano che conosce.

Le stelle salgono. Sopra a me e si disfano.

Ah a che serve il sogno? Ciò che accade 

non è quel che noi vogliamo, ma quel che gli Dèi fanno.

Il silenzio oscilla. Nell’inerzia dell’ora fluttua

un mormorio ansioso dell’ombra.

La mia volontà è un atto altrui, un gesto visibile

a occhi per i quali il mondo visibile è ciò che non vediamo.

Di quale braccio è tutto il mio essere un solo gesto astratto?

Quali movimenti nell’aria sono le mie amate azioni?

Manca al senso di me un’armonia e un tatto.

Giace in terra con i sogni miei la cenere di tutte le vite.

About dascola

Pasquale Edgardo Giuseppe D'Ascola, già insegnante al Conservatorio di Milàno della materia teatrale che in sé pare segnali l’impermanente, alla sorda anagrafe lombarda ei fu piccino privato come di stringhe e cravatta dell’apostrofo (e non di rado lo chiamano accento); col tempo di questa privazione egli ha fatto radice e desinenza della propria forzata quanto desiderata eteronimìa; avere troppe origini per adattarsi a una sola è un dato, un vezzo e forse un male, si assomiglia a chi alla fine, più che a Racine a un Déraciné, sradicato; l’aggettivo è dolente ma non abbastanza da impedire il ritrovarsi a Bell’agio proprio tra monti sorgenti dall’acque ed elevate al cielo cime ineguali, là dove non nacque Venere ma Ei fu Manzoni. Macari a motivo di ciò o, per dirla alla Cioran, con la tentazione di esistere, egli scrive; per dirla alla lombarda l’è chel lì.
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2 Responses to Desideria IllustrAttrice

  1. Biuso says:

    Vorrei guardare quest’Iliade di Desideria; già l’immagine di copertina mostra la fedeltà al sogno degli dèi sotto le mura della città da Apollo edificata…

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