
Vincitore del Premio Letterario Internazionale Indipendente 2016
https://www.orizzonteatlantico.it/it-2016-pasquale-dascola
prossimamente per i tipi di
Aracne editrice-Roma
illustrazione di copertina di Desideria Guicciardini


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Ambrogio Lorenzetti (1290-1348 ) Il Buon Governo-particolare – Siena, Palazzo Pubblico
Siena, Siena, Siena. Siena mi fe’ disfecemi Maremma…a Siena repubblica progetto, architettura sull’onda di colli d’acqua, che scorre sotto. Siena difficile da dire. Ben in arnese un giapponese un dopo l’altro fotografa i dettagli del buon governo dell’Ambrosius Laurentii, soit Lorenzetti, 1337 forse 38 o 39 insomma a una plausibile distanza dalla Commedia di Dante -1321. Quanto durasse un anno al tempo si può mica tanto dire. Il buon governo è pittura laica e politica, per magnificare la magistratura di governo. Cartigli in volo e una lunga iscrizione che si legge con fatica nulla e commozione tanta, lingua è l’italiano, la mirabile la più di tutte lingua, fuori dal greco e forse dal tedesco, l’unica con cinque vocali tutte precise e due accenti esatti per definirne il suono se grave o acuto, se della pésca o di una pèsca, dialetti esclusi. Fuori fìschiola un vento arso, die Luft ist kühl und noch es dunkelt nicht und ruhig fließt kein Rhein, sondernb un ricordo d’Arbia, d’Ombrone e Merse che arriva su alla grande loggia del palazzo comunale, alta e maestosa come in genere i palazzi di Siena sono, volessero arroccarsi su sé stessi, non soltanto sui saliscendi della bizzarra natura collinare, ora erta, ora sprofondo o borro. Santa Caterina dà Siena. Da lassù boschi e monti lontani, colline colline e colline, i monti metalliferi e ancora e ancora. E non piove non piove non piove. Pare che il cielo voglia indurre a pensare che questa è l’ultima volta che vediamo, se ne resterà qualcosa, tutto questo bello costruito dalla disperazione a dispetto degli enunciati di speranza, ma in che, delle chiese, intese come edifici, il duomo più di tutti, la sua facciata succulenta di panna e crema rosa e di biscotto dall’alto di una vetrina di pasticceria fine. Nel caso resterà sola, inceneriti i turisti, chissà se qualche mummia rattrappita nella piazza imbuto, racconterà il paesaggio umano ad archeologhi futuri. Le pietre per quanto calcinate durano, vedi Marte, gli affreschi non si sa. Ninive scomparve. Alessandria bruciò prima che il sole ne terminasse la combustione. Persino il British Empire. Siena ancora non si sa. Il sole il sole il sole promette male. Ma nessuno di noi sarà lì a controllare. Il giapponese ci ringrazia. Da escludere che ci veda eredi di tutto questo magnifico carattere, di torri e prospettive. Il pianto che ci riempie gli occhi tratteniamo. Mai sprecare lacrime per piangere. Chiaro che accanto a noi non è la nostra l’ombra.
a Dante –Purgatorio V , 130-136
b Heinrich Heine Das Lied von der Lorelei. Parafrasi della seconda strofa.. L’originale, È fresca l’aria e imbruna e quieto scorre il Reno, diventa qui, È fresca l’aria e non ancora imbruna, non è tranquillo il Reno bensì..

Simone Martini (1284-1344) La Maestà – Siena, Palazzo Pubblico

Sia preso quel che segue a commento anche di un film, The Mule.
Quando insegnavo teatro… materia misteriosa tranne per coloro che ne sottomettono i per lo più inestricabili rigiri a’ molti filtri oggi in commercio, detti visioni, storica, storicistica, psicologica, psicanalitica e, ma non s’usa più, marxista, sistemi ce n’è da vendere e i massimi sistemi sono quelli religiosi; quando ero bambino aveva peso la cosiddetta critica cattolica nelle sue varie sfumature, democristiana inclusa; menti chierichette sui film si impegnavano moltissimo a vederci questo e quello, purché ein Wehn im Gott, come si legge in Rilke Sonetti a Orfeo III/I; Pasolini e Bergman immaginarsi, Visconti piaceva meno perché mente subdola atea e checca, Fellini atea, poi però di tutto; al primo anno di accademia d’arte drammatica, il suo lugubre direttore, ricordo in una sola lezione ci inquadrò tutti noi del primo corso spiegandoci come qualmente ognuno aveva il su’ modo e ideologico e preciso di leggere Shakespeare, l’unico dei quali libero e oggettivo l’era il suo; egli apparteneva e chi appartiene e’ non può farne a meno; è un addicted; sconcertati dalla variabilità del molteplice, da dopo gli eleati, filosofi e poeti, gli appartenenti, gli iscritti al circolo della vita, della vela e al club alpino, si affrettano appena nati a condensare in un sistema i guazzabugli vari che alcuni chiamano realtà, altri aspettativa, non pochi speranza e tornaconto… tornando a bimbumbómba, quando insegnavo teatro, da un collega svizzero, vivente, Mauro dr. Guindani da Lugano, cui va il mio saluto, avevo appreso un giochetto molto utile, dal nostro punto di vista di docenti. Alle corte, fatta indossare un maschera neutra all’allievo lo si invitava a occupare il tempo che volesse nel modo che volesse, concentrando il proprio pensare su un animale a sé gradito, detto guida; non si trattava poi di imitarlo, l’animale, anzi, ma di compiere qualsiasi azione astratta, distratta da quel pensiero in testa. La persona sulle prime o stava ferma o dopo pochi secondi di passeggiata scioglieva la maschera e poneva termine all’esercizio. In ogni caso si chiedeva al gruppo, alla classe, che cosa avesse visto e ne saltavan fuori di ogni d’ho visto, bambine innamorate e didoni abbandonate, tigri e madri capricciose; col tempo l’immaginazione si raffinava e da un semplice gesto poteva irradiarsi l’iradiddio di associazioni. Amen e arrivederci. Sono in pensione, non ho più niente da insegnare, al contrario di Clint Eastwood; the Mule. Che tutti vedranno e, alcuni non oseranno dirsi ma, Non succede niente, altri, a ragion di ciò, diranno, Che è esaltante, pochi che è un mistero ben tessuto da quella Penelope imperterrita che è Clint Eastwood. A me ha fatto suonare in mente, di As Intermitências da Morte – Le intermittenze della morte, le parole di José Saramago, A morte voltou para a cama, abraçou-se ao homem e, sem compreender o que lhe estava a suceder, ela que nunca dormia, sentiu que o sono lhe fazia descair suavemente as pálpebras. No dia seguinte ninguém morreu – La morte tornò a letto, si abbracciò all’uomo e, senza ben capire quel che le stava succedendo, lei, che non dormiva mai, sentì che il sonno le faceva calare dolcemente le palpebre. Il giorno seguente non morì nessuno (pag. 205 – Feltrinelli 2005 trad. Rita Desti). The Mule m’è sembrato por lo tanto un’opera non sulla, piuttosto con, o chissà meglio ancora, della morte. Inizia e finisce con un’immagine di fiori l’unica cosa che plausibilmente vive, perché come dice una delle poche battute di un film piuttosto silenzioso, I fiori nascono e poi scompaiono ed è tutto lì, non si ripetono. In succinto il racconto lo si sa, narra di quest’uomo che, dopo una vita passata a dedicarsi ai fiori, ai gigli in particolare, sul far d’una senile contrizione, fa quadrare i propri conti col reale vendendo con successo i suoi servigi di corriere a un narcotrafficante messicano. ( Peraltro un simpatico Andy Garcia). Degli uomini che incontra gl’importa poco, il Mule passa loro accanto, as a Mule li serve con l’attenta indifferenza che incanta non solo i più truci bravi, ma anche lo spettatore, e come gli è abituale e per fortuna, Eastwood sta alla larga dalla psicologia del personaggio e canta. Canta sul serio per tutto il film. E alla fine, conciliato coi parenti che ora lo adorano, per forza li ha pagati così come ha rimesso agli importuni creditori dello Stato degli Stati il proprio arresto e la condanna, in ossequio al vizio capitalista della quantità – Voglio arresti, insiste un capo della polizia – torna ai suoi fiori in carcere, non si difende, anzi, e non gl’importa, zappetta con espressione estrema e infinita e, nei titoli di coda fatto piccino piccino, esce di scena. Forse la più bella, quella che più emoziona, di questo mulo l’Odissea americana.

Che i commenti di due – tre, il terzo morse durante la guerra di Spagna – di due carissimi amici, menti sublimi e superbe senza albagia, unzeitgemäße Meister, in ordine alfabetico, Alberto Biuso e Leonardo Taschera, mi rallegra incontrino l’eventuale perplessità o il riconoscimento, i dubbi o il conforto di qualche lettore in più. Alle loro parole mi compiaccio di dedicare questo spazio. Eccole postillate con scarso pudore da chi scrive:
Aggiungo, caro Pasquale, che in occasione di un convegno parigino del 2015 dedicato a Heidegger, Alain Finkielkraut ebbe il coraggio di affermare che gli ‘ripugnava’ «un tale filosemitismo, mi spaventa questo anti-heideggerianismo» (F-W von Herrmann – F. Alfieri, Martin Heidegger. La verità sui Quaderni neri, Morcelliana, 2016, p. 398). prof. Alberto Biuso
Se si comprime un pallone oltre un certo limite, il pallone scoppia, e i suoi frammenti colpiscono dovunque e comunque senza distinzione di bersaglio. Quando “la populace” si scatena – e se si scatena ha delle ragioni, e che “ragioni forti” – il suo bersaglio è tutto ciò che viene da lei percepito come con-causa del suo scatenamento. Lasciami interpretare Tolstoi. La capacità di analisi della realtà, e la conseguente capacità di elaborazione di visioni del mondo, la riduzione degli agiti emotivi – dai più nobili ai più oscuri – alla loro formalizzazione verbale, in altre parole, la costruzione di una cultura che delega alla padronanza del linguaggio e dei suoi metalinguaggi la propria ragion d’essere, tutto ciò è paragonabile all’insieme delle regole della scherma. Ma le regole della scherma non valgono nulla contro chi usa il randello per far valere le ragioni delle proprie passioni. Salvini ha successo perché usa giustappunto il randello – seppure il suo uso sia fin qui metaforico – per ottenere ciò che chiede chi è da lui rappresentato. D’altronde chi si colloca nell’ambito della cultura come l’ho succintamente definita, spesso ne riduce la sostanza alla sua apparenza, e ne utilizza la sua forma come una maschera per garantirsi una posizione di predominio, e sebbene la maschera possa nascondere una mancanza di cervello (oh, quanta species, sed cerebrum non habet -come recita Orazio), il randello non distingue tra maschera e vero volto, e colpisce ambedue, e sicuramente con più violenza chi la maschera non ce l’ha. Non so come andrà a finire, ma i presagi non sono buoni: abbiamo già visto cosa l’intreccio tra istanze nazionaliste-sovraniste e istanze sociali abbia prodotto in un passato abbastanza prossimo…. M°. Leonardo Taschera
| Venceréis porque tenéis sobrada fuerza bruta, pero no convenceréis. Para convencer hay que persuadir, y para persuadir necesitaríais algo que os falta: razón y derecho en la lucha.» | (IT)«Vincerete perché avete forza bruta in abbondanza, ma non convincerete. Per convincere bisogna persuadere e per persuadere avreste bisogno di qualcosa che vi manca: ragione e diritto nella lotta. |
Miguel de Unamuno (1864-1936) Università di Salamanca inaugurazione a.a.1936

Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, in arte Totò
Da L’Identità infelice- L’identité malheureuse di Alain Finkielkraut – Guanda, Stock
Dalla copertina:
…Resta da capire se, in un mondo che sostituisce l’arte di leggere con l’interconnessione permanente e che stigmatizza l’élitarismo culturale in nome dell’eguaglianza, c’è ancora qualcosa da ereditare e da trasmettere
Dall’interno:
Ho visto in un video della redazione di Le Figaro e di Libération il prof. Finkielkraut svillaneggiato da una canaglia inferocita; cos’ che i zigava nel vago o di preciso non saprei dire, tanto era la bava sputazzata; da un mastellino soprattutto con uno straccio al collo, un ringhio da barboncino e una fresa da officina al posto delle corde vocali. Il frastuono sostituisce il discorso. S’è vista da noi quella maestra che strillava polizia di merda a Torino, mi pare. Ma qualcosa… Va-t’en sale merde ( impeccable, jamais vu de la merde polie n.d.r), Il vient à nous provoquer, nous sommes le peuple, va à Tel Aviv, Il resto ripeto una ferriera infuriata. Dall’altra parte un signore poco più anziano di me con un aria da ghetto come tutto giubbotto antiproiettile. Forse più stupito di avere paura che sconcertato dalla paura stessa. Gli ancèstri non mentono e ripopolano gli sguardi singoli di orrori non subiti ma passati al vaglio della coscienza individuale commentatati da un coro. Mi ha messo una indecidibile tristezza. Chiaro che l’intervento della polizia ha evitato un martirio. Il libro è sempre vittima mai il moschetto. E, come recitava Woody Allen in Mistery murder in Manhattan, Lo sai che non posso ascoltare troppo Wagner… sento già l’impulso ad occupare la Polonia. Ai gilets jaunes riservo ancora la mia simpatia ma so che quando la folla si scatena… mica credere ch’a tutti mancavano le brioches ai tempi dell’Antonietta la viennese, andavano alla Bastiglia per il gusto di spaccare qualcosa o ogni cosa, dar fuoco, sbuzzare, appiccare à la lanterne. C’è chi ammazza leoni e giraffe e chi attacca Finkielkraut, chissà sognando di attaccarlo per qualche altra parte. Perdindirindina (Totò) un professore che scrive di quelle cose (vedano sopra se già non le han viste) che osa mettere in dubbio le magnifiche sorti e progressive della sottise contemporanea; le due internazionali interdipendenti, quella dell’internazionalismo globalista capitalistico e quella degli ah ah ah al fatah di ritorno, dei lavoratori della comunicazione, ah ah ah, mi è capitato di leggere nella colonna dell’infame, a sinistra nel Fatto quotidiano. Forse ieri o l’altro. Un professore insomma, cioè un nemico, che osa. La rivoluzione ha i suoi contrappassi e i suoi passi falsi. Poi Napoleone. Ne vedarèm delle belle. Ma mica tanto, ‘un vedo punti Napoleoni aggìro. Peccato dopotutto, tutti in Russia a congelarsi l’affarino.
https://www.youtube.com/watch?v=CBZF9hCF0MM
Mentre che stavo per andando in macchina ecco che colgo ne Il Repubblicario questa immarcescibile sintesi antropometrica regarding il nuovo idolo delle folle a Sanremo: la scuola, l’oratorio, il bar dove faceva i cappuccini… il resto lo fa il carattere mite, con un sorriso malinconico stampato in viso e gli occhi dolci. Arabo, cristiano e bello ‘e mamma suia, una vertigine di bontà, identità e cultura.