Ci sono dei momenti che

http://video.repubblica.it/dossier/repubblica-delle-idee-2013/rep-idee-baricco-le-parole-da-cui-ricominciare–tutta-la-lezione/130954/129460

Ho ascoltato Baricco, il cui pensiero, non molto la scrittura, mi capita di condividere. Pensiero. Ho ascoltato cantare Bella Ciao in turco, dai giovani turchi. Gli italiani sono riusciti ad esportare un canto di dignità prima e di battaglia poi. Questo fa piangere e sorridere. Almeno me. Vinceranno. Hanno qualcosa di indispensabile da riprendersi. La dignità. Il valore di uomini e di donne di carne e non di pupazzi, per di più ammaestrati. Chi non ha qualcosa di indispensabile come la dignità dovrebbe capire che se la deve prendere o tanto vale guardarsi  nel proprio specchio e sputazzarsi. Sarebbe utile che il meglio dell’Italia ci riflettesse ma poi passasse all’azione. O forse vuole continuare a lavare calzini sudati e mutande ingiallite di doppi petti e doppi peti, tonache a parte. Forse desidera continuare a leggere una cosa già Letta. Per dirla con Baricco: Non è difficile, basta copiare dai giovani turchi.

http://video.repubblica.it/dossier/turchia-in-rivolta/turchia-i-manifestanti-a-gezi-park-cantano-bella-ciao/130678/129188

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Memo 2 giugno: fare la festa alla Repubblica. I come to bury Ceasar not to praise him

Publico [vc. dotta, lat. publicāre, da pūblicus ‘pubblico’sec. XIII] qui, d’accatto e per conoscenza, il mio commento al bellissimo post, tra i molti che scrive il collega Biuso, oggi in http://www.biuso.eu/2013/06/02/loppio.

Contributo, povero questo, al non volersene star zitta della politica che, alienata di polis, è letta non eletta. E confinata. Forse dovrebbe sconfinare. Riflettendoci, pare che la maggior parte di noi viva in una striscia di gaza mentale. Ecco il testo.

Caro e doloroso Biuso, al solito, colpito e affondato il bersaglio. Mi permetto di allegarmi come prefica al coro. Da vent’anni, la miglior cosa sarebbe andarsene a Lanzarote o anche meno, dove con meno si vive lo stesso, bene por supuesto. Ma non siamo del tutto liberi, dipendiamo proprio da questa un tempo gentile Repubblica, che almeno a noi dà il pane e forse una pensione, per quanto sappia di sale. Ovvero, sono troppo vecchio per andare a intraprendere più che l’attività di custode di ville svizzere su qualche isola portoghese o spagnola, in fondo c’è il servizio sanitario nazionale anche lì, migliore puo darsi. Peraltro A mis soledades voy/de mis soledades vengo, porque por andar conmigo/me bastan mis pensamientos. Qui si vive sotto ricatto in uno stato che è pontificio e pontifecale anzi, ai dì d’incoeu, un pontifecaloma; solo il trattamento chirurgico gioverebbe. Il supposto popolo italiano è il popolo del papa re. A loro gusta l’auto da fè. Nel mio istituto l’opinione che dissente è un reato di lesa maestà che viene punito dalla maestà stessa di colleghi che si assumono in cielo da sè e con il silenzio assenso e le pacche sulle spalle di chi invece dovrebbe sollevare sedie e scrivanie. Gl’è, caro Biuso, che l’italico, proprio a partire dai giornalieri giornalai, è fascio. Ne converrai. Il fascismo è un archetipo mitico che a volte si rivela in un modo a volte in un altro e con diverse divise, piviali, mitrie, icone, pennacchi, orbaci o doppi petti. Sotto, tra le dita dei piedi, si annidano i funghi. Sa di caserma l’Italia, ricordiamo tutti Florinda Bolkan in Indagine su un cittadino. Quale sia il mito è difficile a dirsi, potrebbe essere quello di Abramo e Isacco, non so, non è un mito greco di sicuro, perchè in Italia anche i miti sono sottratti alla loro potenza immaginale, politeista. Adeguato all’idea di continuum unicum che è dei poteri sovrumani. Del resto l’idea di res publica fu liquidata in Italia già da quei Cesari che avevano capito come si governa. I come to praise Ceasar not to bury him. Ma credo ci sia un perchè, ogni italiano, in realtà si sente un padreterno. E tra padreterni si sentono tutti eguali, benchè più eguali di tutti. Oggi è la festa delle Repubblica. Ne parlerà il Papa?
Con molta stima Pasquale

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Vlad Dracul

Ritorno a casa oggi dal supermercato e mi accorgo di fare un’asserzione da tempo di guerra, tempo di cui ho vissuto un po’ il dopo un po’. L’enunciato è, Oggi le patate sono andate al doppio, ne ho prese solo poche. Taccio della vecchina china e perplessa su un pacchetto a 3,35 al chilo di tre anonimi würstchen di suino. C’è sempre chi se la passa peggio di te sulla pubblica piazza, avrà ben pensato la tricoteuse al rotolare della testa di maria antonietta, come un cavolo, nel cestino per la spesa del boia. Oggi le patate sono andate al doppio ne ho prese poche, non ricordo di avere mai detto né di avere mai pensato di poterlo, più che altro doverlo, mai dire. Il fatto mi rimanda a tempi  al mio ricordo non estranei, a mio padre che, spalancata la bocca di un enorme pacco dono, in una certa vigilia di natale, lontana lontana, annuncia, Bene questo natale si mangia. Non me ne rammarico anzi, subito dopo avere detto, Le patate sono andate la doppio ne ho prese poche, mi è sembrato non di essere nel mirino della depressione ma di una pacata euforia. Sono tornato agli spaghi, ai fogli di carta da pacchi, alla carta oleata ancora buona, ai sacchetti per il pane, tutto salvato e ripiegato, della mia infanzia, al sapone sgrondato per non sciuparlo, alle scarpe con il giornale infilato dentro; ai, Non ce lo possiamo permettere, di mia madre, alle cene, incredibile dictu, con il caffellatte. Da quello arrivo, a quello vado, forse, ma non mi importa. Me ne rallegro.  So come si fa.

Mi viene in mente un ometto, fa draghi di cognome, di nome mario, forse anche maria e giuseppe; non lo so ma mi pare che gli starebbe bene una trinità, senta il lettore se suona, mario giuseppe maria draghi, suona sì, vero. Egli ha fatto un corso di inglese tempo fa e molti di buone maniere, sa come infilare un fazzoletto nel taschino della giacca che, grazie alla padronanza dell’inglese è del tipo che fa valicare tutte le barriere tra i più e i pochissimi. Sempre grazie all’inglese, al fatto che ha superato tutti gli esami di aritmetica da piccolo, e che qualcuno al posto suo dovrà pure lavorare fino a settant’anni egli, che ne ha 65, percepisce una pensione di 15.000 € al mese. Inoltre ha uno stipendio, non so se detratto e tassato l’importo della pensione, mi dicono di oltre 50.000 euro al mese e  benefici per le piccole spese che si aggirano, sempre mi dicono, intorno ai 20.000 € al mese; in tutto 85.000 euro, al mese; all’anno la somma, enunciata sulla pubblica piazza, e sempre che la cifra passeggi per i giardini pubblici, si legge così: un milione e ventimila euro. Il tutto per fare i conti in banca. Ora sarà chiaro a tutti che l’inglese e l’aritmetica portano lontano. Egli, il dracul, sale su un aereo dell’alitaglia, con un biglietto di economica, Uno sbaglio, egli dice in inglese alla hostess, sa prenotazione last minute; ma alla sua signora, non garba. Si richiede alla hostess che non sa che fare, e poi al capo cabina che chiama il capitano, di convertire i posti da ecconomy a bisinissi. Interrogato, voltò le spalle il capitano e disse, Io piloto, l’ aeroplano.

Vlad III di valacchia, valacchia valacchia dov’era la valacchia, detto dracul, il diavolo in rumeno, e insieme țepeș o, in turco kaziglu bey: in entrambi i casi, l’impalatore. Vissuto tra il 1431 e il 1476, grazie al fatto che non si sa dove sia stato sepolto, a parte dalla storia che, come si sa è la migliore beccamorti, è rimasto alla storia, ah l’inganno felice, per grazia di bram stoker, l’inglese che tradusse per orecchie gentili la leggenda dei vampiri. Di vlad dracul è noto che del sangue era goloso davvero, non lo succhiava ma lo faceva buttare alle sue numerose vittime grazie alla pratica, popolare un tempo e oggi sostituita da metodi meno invasivi, detta dell’impalamento. Si rimanda il lettore appassionato a fonti sanguinose più esaurienti. Ed è tutto.

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Quale Liberazione

Mio padre nacque il 25 aprile del 1945, aveva 23 anni, 10 dei quali pagati cari al regime che, nel 1935 a 13 anni, lo fece espellere dalle scuole di ogni ordine e grado, come sovversivo, e vivere nel terrore per tre anni, 1942-1945, due bombe a mano in tasca per farsi saltare in aria in caso di cattura, due condanne a morte in contumacia, l’arte della fuga. Per qualche 25 aprile andai a mettermi sugli attenti, la retorica a volte è un prodotto interno lordo che rende al cuore meno duro il peso della memoria, fronte al piccolo colombario di cemento che custodiva la cenere, e quando potei ritirarla e disperderla qualche pezzetto di vertebra incombusta, che l’uomo era stato. Morì nel 1995, 4 aprile,  prima che si avverasse il regime tuttora in corso e che chiunque fosse stato dotato di un po’ di veggenza e qualche grado di vergogna e di quel che se ciama avrebbe potuto immaginare tanto pessimo da non meritare recensione e magari uno sforzo per soffocarlo sul nascere. Del resto non c’è da stupirsi, la perfida albione ha tributato onori civili e militari, nonché le pompe religiose che le chiese non negano a nessuno, a una delle peggiori fasciste della storia contemporanea, la signora Thatcher. Peccato che non ci sia un inferno per contenerla, del resto lo privatizzerebbe, e questo metterebbe molti disagiati nella condizione di non poterselo permettere, dunque limbo, o mambo. Scrivo queste righe mentre delle sciocche campane suonano come suonavano in molti 25 aprili della mia infanzia. I parroci, per cancellare la memoria collettiva della Repubblica, utilizzavano il 25 aprile per le prime comunioni dei bambini di formazione cattolica, così amano dire tutti gli uomini di sinistra. Ci sono riusciti. Questa è la de-formazione cattolica che lo Stato identifica con le innocenti, finché son piccole, superstizioni personali di ognuno. A noi bambini cattivi, due o tre nella mia classe, ogni 24 aprile piaceva ascoltare, sulla lotta di liberazione, la nostra professoressa di italiano, Morelli, una che parlava davvero italiano, con tutte le é e le è e le ò e le ó al pósto corretto e che era stata staffetta partigiana a 14 anni. A noi bambini cattivi piaceva, il picciol petto gravido di commozione, recitare ad alta voce, l’onusto di senso politico, ma deplorevole esempio di lirica italiana  che segue. Se qualcuno non l’ha tolta, per sostituirla con qualche gloria a qualche fascista come don giussani e/o padre escrivà, la lapide con il testo si trova dal 1952 nel palazzo comunale di Cuneo-Piemonte.

Dedico quest’ode a tutti i colpevoli dell’attuale stato delle cose, che s’impicchino, magari con qualche reggicalze, e non perdano tempo.

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

 

Pietro Calamandrei, chiseloricordapiù

 

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Tabucchi è morto, sostiene Pereira

Da tempo non ho il cuore di pubblicare post in questo blog, un po’ perché affannato a terminare un lavoro che devo finire di scrivere, un po’ perché ho la depressa sensazione di appartenere a un mondo che non ha proprio niente da dividere con quest’italia, quella che dopo vent’anni da navetta fantasma, è venuta a spiaggiarsi  sulle coste di queste ultime elezioni e, da ultimo, sull’altare di una intronazione papale, molto  simile all’avatàr dei desideri di milioni di cuoricini orfani, più che di favole, di orchi. La lingua, sì una lingua che amo e che mi sorride sotto le dita, almeno a me, che la uso e strapazzo perché così a essa piace penso, e a me piace così e mi dispiace che non sia letta e parlata di più, ma nel mondo di là, dell’intelletto, dal momento che di qua la affliggono, la umiliano orchetti e porchette per scrivere instant books, biografie di papi, storie di caprette solitarie, cose del genere. Le cose che legge quel 71% di italiani che intende con fatica un testo di media difficoltà. Mi trovo a disagio in questo piccolo mondo semianalfabeta letterario, analfabeta artistico, sotto alfabeta estetico, un mondo che produce orologi a cucù ma non è la Svizzera. Forse, non forse, mi troverei male anche ad Austin, Texas, o nel bund di Shanghai in mezzo a pirati cinesi e donne squalo, sì certo ma ho mai detto che voglio andare ad Austin, Texas, no, o nel bund di Shanghai, non l’ho detto. Mi domando a che serve scrivere in italia. Mi domanderei a che servirebbe scrivere a Parigi peraltro se non si vivesse lì e adesso come se Cocteau fosse ancora vivo e LacanFoucault; e a Parigi vive Nathalie Nothomb; qui Busi tace e poi e poi, Tabucchi è morto, sostiene Pereira. Buonanotte.

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Benché

Benché abbia qualche tremore fronte a Pound, per la sua storia e perché, come si sa, del suo nome si adornano, come di una giberna, quelli dell’omonima casa; quelli lì; egualmente riconosco una certa affinità con queste righine

Meditatio

When I carefully consider the curious habits of dogs
I am compelled to conclude
That man is the superior animal.

When I consider the curious habits of man
I confess, my friend, I am puzzled.

Ezra Pound

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Corpi e carni

Chiedo perdono per le eventuali e volonterose sciocchezze del discorso che segue. Ogni tanto mi capita di essere emotivo nel leggere le statistiche e mi viene in mente qualcuno che ho sentito parlare; una psicoanalista, anziana, intelligente; molto brillante; una donna, giuliana kantzà. Diceva, il ricordo è sommario e mi scuso con la signora, che il nazismo ha stabilito per sempre e in modo inequivocabile il superamento del confine tra corpo e carne. Il corpo è un’integrità, anche nel dolore, la carne si può mostrare, denudare, trattare, macellare a piacere; la pornografia non vede corpi ma, di solito, parti di un discorso senza attinenza l’una con l’altra; un pene, una vulva, uno scroto, più scroti, clitoridi, meati assortiti. Il nazismo ha aperto la finestra ed è entrata una folata pornografica di membri. Ma che dire degli auto da fè; della tortura in genere. C’è una fissazione, non so se si possa dire psicotica per quanto bella e minacciosa suoni la parola chissà, un’ossessione per la parte senza attinenza con il tutto, il corpo. Una negazione della sintassi in altro modo. Del resto la tortura, l’internamento, hanno lo scopo precipuo di privare del corpo, dell’integrità, la macelleria del maiale insegna. Noi carnivori lo vediamo in fondo e non molto in fondo sub specie lonzae aut lombatinae aut braciolae. Lo scempio del cadavere, che è un’abitudine umana, indica mi pare questo desiderio, di spezzare, smembrare. Un tempo si faceva buon uso dello squartamento. I nazisti hanno sistematizzato la cosa e occorre prenderne atto o, direbbe qualcuno, rendere loro il merito di aver fatto chiarezza se non clinica, fenomenologica nel campo del campo. Certo ma la strada era stata tracciata nel tempo.

Il senso del discorso era questo, voglio dire così come l’ho capito io che ho aggiunto qualche riflessione in più. La verità dello stesso è verificabile sì e no. Si resta mi pare nell’ambito delle opinioni o degli atti poetici. O delle interpretazioni. Butto un occhio, non per sapere, ma per trovare conferma, sui nomi e sulle modalità con cui da ultimo sono state uccise o aggredite delle donne. La società per bene trova confortante pensare di essere diversa, di non essere assassina e gode nell’indire le giornate per dire  stop a qualcosa, alle guerre piuttosto che al consumo indiscriminato di lampadine. Non conosco le statistiche contrarie. Quante donne bruciano vivo il proprio convivente, non lo so. Sospetto però che possa non avvenire. Sospetto che esista una specifica voluttà, de sade dopotutto fu un maschio, nel far fuori o anche semplicemente infierire senza uccidere, o uccidere e infierire, violentare in una parola, una donna. Che dire però dei bambini, persino in culla, che dire dei giovani usati da sempre dagli anziani come strumenti di guerra. 2500 giovani marinai che affogano mentre l’anziano ammiraglio dal bel volto nipponico osserva con serenità zen. Sto citando uno dei tanti episodi della seconda guerra mondiale. C’è un gusto per la morte che sorprende per l’oggetto prescelto pare. Ricorda le ordalie che i topi o i criceti fanno dei propri cuccioli. Di quali significati sono carichi i corpi delle donne per farne sistematico bersaglio non so. Non conosco la risposta. La domanda fa rabbrividire.

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Ap post a

http://www.bookcitymilano.eu/articoli/il-mondo-visto-con-gli-occhi-di-un-bambino/

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Quanto spreco di stupidità in un missile intelligente, ovvero la mancanza di prospettive di un’illusione

Capisco e la gravità e la bizzarra eterodossia e il gusto di semplificare il nonsense che vado a esprimere. Tutti parlano di pace. Ora, è accertato che la pace sopravviene in un incontro di boxe quando uno dei due contendenti è al tappeto. Se non per altro per sfinimento, o ai punti. Prima e durante, lo spettacolo intorno delle fazioni che, attrici integranti della contesa, incitano al massacro con urli e strepiti e furia, signifying nothing.  In medio oriente, popoli o nazioni a parte che sono il disco rotto dei piccoli e dei miopi e del fascista eterno, abbiamo annosamente di fronte, due tipi opposti ma omogenei di ossessioni, ben sostenute dall’idea delirante di essere i migliori, i più perseguitati e persino gli eletti da un dio così minuscolo da non esserci. Ebbene non si creda che sia questo un elogio di malthus; mi pare invece che sia il caso di ricordare, maiuscolo, Remarque, quello di all’ovest niente di nuovo; si pestino, diceva un soldato in trincea, si pestino re e patriarchi, vinca il peggiore, sembrerà il migliore. Entrambi gli eletti, i migliori offerenti sul mercato dei sacrifici fumanti al nasino del signore degli eserciti, si esercitasse a sparire una volta per tutte, hanno l’evidente obbiettivo, benchè negato con salti  mortali e rimozioni, di far fuori l’altro. Lo facciano dunque finché in piedi non rimanga più nessuno o per lo meno, abbastanza in pochi da aver paura; quella che si sa, fa novanta. Avremo un nuovo evento grandioso da ricordare, i massacri sono sempre i più venduti nel supermarket della storia, e tanti problemi in meno. Mi dispiacerebbe per Grossmann, maiuscolo;  dovesse morire assassinato da un folle profeta del niente di niente su nessun fronte, mi mancherebbe. E mi scuso con l’eventuale letterato arabo che non conosco, che immagino buono, niente corano e moschetto, esterrefatto da tanta ostentazione psicotica e del cui decesso altrettanto mi dorrei. Se c’è, la letteratura batta un colpo, forte. Bisognerebbe obbligare il mondo allo studio di Freud,  maiuscolo. Punto.

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Erodoto 108

http://www.erodoto108.com/colle/

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